Non fare Poesia per fare Poesia: Ezra Pound e Thomas Eliot

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Eliot e Pound

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“Lasciati influenzare da quanti più grandi artisti puoi”

Ezra Pound aveva sostenuto l’imagismo e il vorticismo, correnti letterarie che sostanzialmente rifiutavano una poesia ormai vecchia e insostenibile, la poesia tardo romantica, ed esprimevano un ritmo e una movenza nuovi nel verso. Aveva inoltre conosciuto Yeats: lo riteneva il più grande fra i poeti contemporanei. Si aiutavano a vicenda per modernizzare la propria poesia. La grande guerra sconvolse la vita di Pound, ormai disilluso, che rifugiò in Italia, Paese in cui trascorse quasi tutta la sua vita.

Amici per la Poesia

Nel 1914 aveva conosciuto un giovane poeta, Thomas Stearn Eliot: con lui iniziò un’amicizia vera, oltre che poetica, testimoniata da una mole enorme di lettere rimaste ai posteri.

Eliot e Pound

Eliot si rivolse a Pound (che aveva già un bagaglio di esperienze poetiche straordinario e ormai espresso nelle prime idee dei Cantos, sua genialata) per confrontarsi su un lavoro concepito in un periodo difficile, dopo una violenta crisi psicologica: La terra desolata.

E che cosa fece il “miglior fabbro” della poesia?

Tagliò. Ridusse. Fece rielaborare tanto il poema fino a dimezzarlo: un’operazione di “taglio cesareo” che tolse versi ritenuti poco utili al messaggio e al mondo che Eliot aveva evocato mostrando tutte le suggestioni e la cultura di un talento innegabile. Eliot pubblicò il poema nel 1922, con successo, mentre ancora oggi è disponibile la versione originale, lunga il doppio (la propone Rizzoli).

Editing alla poesia?

Come fu possibile un taglio e un editing così brutali? Probabilmente Eliot, consapevole delle incertezze del suo lavoro, aveva proprio voluto Pound perché questi lo aiutasse a intessere di imagismo – di versi nuovi, moderni – il proprio lavoro; e Pound, presumibilmente, a fronte di un testo ancora in esame e nella fase fondamentale di limatura, fu costretto a servire l’amico nel modo più onesto possibile: se quello che vuoi non è quello che fai, bisogna buttare, rigettare, dimenticare le suggestioni della poesia che ci ha preceduto; prendere o lasciare. O si sviluppa la Terra desolata così com’è stata inizialmente scritta, pur con le mille stratificazioni che addirittura rimandano a canti inglesi medievali – oppure la poesia si rivolge al mito con la verità e necessità di un mondo nuovo e confuso, ma col linguaggio appropriato, essenziale e dinamico, che riflette il respiro e il pensiero dell’uomo moderno, appena sopravvissuto alla tragica disfatta della guerra.

Eliot, classicista fino all’osso, capì le ragioni di Pound: rimise mano al suo capolavoro. Conosceva Pound, gli era amico, entrambi cercavano la verità della poesia: giunti alla prova (perché anche Pound fu messo alla prova) si attuò così una revisione fondamentale al poema più straordinario del Novecento. Pound fu per Eliot quello che Arnaut Daniel fu per Dante: il miglior fabbro della parola.

“Oscure terre di pace”

Pound lasciò e semplificò alcune gemme critiche in cui cerca di indicare, a tutti i poeti o aspiranti tali, come scrivere la vera poesia. Ma la Poesia, che accade quand’essa vuole, difficilmente si insegna; e in effetti nel suo straordinario vademecum Pound suggerisce cosa non fare, cosa evitare nella scrittura poetica. E pare che NON fare (un tipo di) Poesia per FARE Poesia abbia un senso.

Di seguito i suoi tre primi punti. In futuro si aggiungeranno anche gli altri: ma probabilmente anche seguire le sue prime indicazioni invoglia a migliorarsi e rimettersi in discussione.

È ciò che la Poesia vuole.

Le regole di Ezra Pound

1. Non prestare attenzione alle critiche di uomini che non hanno mai scritto un lavoro degno di nota. Considera le discrepanze tra la reale scrittura dei poeti e dei tragici greci e le teorie dei grammatici greco-romani, architettate per spiegare i loro metri.

2. Non usare parole superflue, nessun aggettivo che non riveli qualcosa.

3. Non usare un’espressione come “oscure terre di pace”. Offusca l’immagine. Mischia un concetto astratto con uno concreto. E mostra come lo scrittore non si renda conto del fatto che l’oggetto naturale è sempre il simbolo adeguato.

 

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