L’animo inquieto e metamorfico di Mary Shelley

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L’animo inquieto e metamorfico di Mary Shelley

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“Questo potentissimo mostro”.

Il nome di Mary Shelley vive tuttora sotto l’ombra ingombrante del grande poeta Percy B. Shelley, suo marito. D’altronde a seguito della morte tragica e prematura del consorte, la “figlia dell’amore e della luce” (proprio secondo una dedica di P. B. Shelley alla moglie) Mary dedicò molto del suo ingegno alla curatela e diffusione della poesia del marito, uno dei maggiori lirici romantici di sempre; se tuttavia siamo ancora vicini alla poesia di P. B. Shelley, lo dobbiamo anche a lei e all’amore per l’arte poetica del suo uomo.

Il Prometeo moderno secondo un incubo

Mary Shelley non rinunciò mai a una vita indipendente che l’affrancasse dal paternalismo d’epoca: con i propri sforzi e inventiva riuscì a mantenersi economicamente, a crescere il suo ultimo figlio, che le rimase sempre devoto. Ma non vi erano solo impegni di curatela dell’opera firmata dal marito, sempre più ammirato e famoso. Mary Shelley si manteneva come scrittrice, saggista, curatrice editoriale, uscendo gradualmente da un ingiustificabile anonimato con cui presentò il suo primo capolavoro, fra le massime opere di tutta le letteratura gotica e fantastica: Frankenstein, ovvero il prometeo moderno.

Elaborò altri romanzi straordinari, antesignani del genere fantascientifico quali L’ultimo Uomo, fortemente autobiografico ma ambientato in un contesto futuribile senza speranza, molto criticato alla pubblicazione quale frutto di “un’immaginazione malata”, in cui risiede, invero, l’ingegno e l’inventiva straordinari della scrittrice. Proprio nel mondo del gotico Mary Shelley decifrava le sue storie più geniali e inquietanti. In esse catalizzava il senso luttuoso che ne permeava l’esistenza, resa tragica tanto dalla morte di P. Shelley quanto dalla fine prematura dei suoi primi figli, il dolore per i quali non cessò mai di ammorbarle le notti insonni.

Un senso di sconforto e sconfitta, di impotenza e paura permeano i suoi racconti, narrati con uno stile immediato e un’impronta psicologica che oggi può apparire verbosa, ma necessari a giustificare l’odissea esistenziale – e talvolta orrorifica – dei suoi protagonisti.

Racconti ritrovati

La casa editrice La Vita Felice, da sempre avvezza a offrirci grandi classici accompagnati da una veste critica eccellente, propone alcuni dei racconti di Shelley nella breve raccolta Metamorfosi, con testo originale a fronte e una bellissima prefazione di Franco Venturi. Le storie volgono su elementi macabri e inquietanti, e rivelano altresì – quale vero filo conduttore – le tragedie interiori che viziano la coscienza e le scelte dei suoi personaggi principali, ai quali è accordata la voce narrante.

Il terrore e il sublime

I prodromi di tali racconti sono semplicemente geniali e lo svolgimento narrativo adempie le premesse di un’idea sempre originale e coinvolgente. La penna sicura di Mary Shelley conferma un talento che ancora oggi dobbiamo rivalutare attentamente e che operazioni di rilettura e riproposta dai tipi de LA Vita Felice aiutano ad apprezzare. Mary Shelley dona ai lettori alcuni dei capolavori gotici più importanti della letteratura moderna. La sua riproposizione di miti ancestrali risuonano tuttora nelle nostre cosciente e nel nostro immaginario contemporaneo.


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