GISELLA GENNA: QUARTA STELLA E IL SUONO INFINITO

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GISELLA GENNA: QUARTA STELLA E IL SUONO INFINITO

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“Dite ai miei morti di apparirmi”.

Quarta stella, opera prima in versi di Gisella Genna edita da Interno Poesia, oltrepassa il muro del concreto, abbattendo il limite dello sguardo dell’occhio umano. I suoi componimenti si inabissano nella spiritualità dell’essere, mai come guida ma come esempio e testimonianza di accordo o ri-accordo con le nostre parti corpo e psiche, con tutto ciò che avviene sottopelle, dal di fuori al di dentro dell’io e viceversa, in uno scambio osmotico.

Chakra

Il richiamo è dunque quello spirituale del Chakra, del quarto Chakra – quello del cuore – chiamato in sanscrito Anahata o suono infinito. È sede dell’energia e dei sentimenti puri: dal quarto Chakra è possibile ascoltare e comprendere il ritmo dell’universo.

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Gisella Genna

Abbiamo spogliato il nostro estuario

ogni delta e rumore piegato

– qualcosa risponde ancora:

è richiamo, conosce l’io comune

invoca calma, appartenenza;

[…]

Gli accenni a tempi lontani, alla casa natale, al ricordo della madre, del padre, del suo volto da fanciulla servono a ricucire con un filo i destini comuni, i ricordi che, seppur diversi, ci legano e attraverso noi e i suoi versi, lì dove è possibile una identificazione personale e plurale.

Nei versi la ricerca di una congiunzione a chi ha lasciato la casa del proprio corpo diviene un sentire, una richiesta di avvicinamento:

Dite ai miei morti di apparirmi

poiché mi sento sola come loro

[…]

io non so niente e ancora cerco

tra le volte e il fogliame

un segno, un filo

un’anticipazione.

La poesia di Gisella Genna sembra rifondare il tempo, un equilibrio del corpo che si astrae nelle stagioni, e al contempo sembra ridefinire lo spazio, tutto ciò che è lontano diviene vicino senza alcun senso di limite come “spazio non gravitazionale”. Il mondo esterno appare diluito tra l’onirico e la percezione del reale, in una contemporanea sensazione di sospeso e presente: “vado dovunque in sospensione/verso un altissimo biancore/ e questo nulla mio e plurale”.

Gisella Genna appare molto vicina alle cose che l’attraversano: il mondo interiore non è indagato ma ascoltato nel silenzio della ricerca pacifica, nella lievissima consapevolezza, quasi come se sapesse cosa si muove e si districa al suo interno:

Tutto il mio centro si dipana

e astrae –

discesa e fervore

nel cielo d’inverno. Voce,

profilo, piccola medaglia

appari

luce filtrata di un mattino

fuori avanza una città bianca.

Ogni notte

La sua poesia, talvolta caratterizzata anche da una sola quartina, è minima, acquisisce una compostezza metrica: versi brevi e allacciati tra loro in una sequenza intrisa di metafore e sinestesie: “il sonno non è stato caldo, mai” – “quando grumi del sentire si diradano/ ed ogni notte non conto più l’opaco”.

La silloge si conclude con delle brevi prose poetiche che appaiono come una conversazione con il e il mondo circostante, un fluire di coscienza e di immagini che ricalcano il rapporto con le cose, con gli altri, in una pienezza espressiva non disuguale o minore rispetto alla sua lirica.

La raccolta Quarta stella è stata finalista in alcuni concorsi letterari: Europa in versi e Premio internazionale di letteratura Città di Como.

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Quarta stella – di Gisella Genna – Edizioni Interno Poesia – pagg 84 – € 9.50

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