Inferni e paradisi di Arthur Rimbaud

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Inferni e paradisi di Arthur Rimbaud

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“O mia abnegazione, o mia carità meravigliosa! Quaggiù, però!”

 

IL MISTICISMO

Si potrebbe tralasciare il suo appellativo di maledetto: Arthur Rimbaud rappresenta una lotta spirituale, possiede verità nell’anima e nel corpo, inizia una nuova armonia del sentire, creando universi paralleli nei quali ritrova sempre la strada di casa.

Strattonato tra l’inferno e il purgatorio ma trascinato anche all’empireo, il poeta fu definito “mistico allo stato del selvaggio”, nell’aspettare Dio con ingordigia.

“…la dolcezza fiorita delle stelle e del cielo e del resto scende

di fronte alla scarpata, come un paniere, – contro il nostro viso,

e rende l’abisso profumato ed azzurro là in fondo”

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Arthur Rimbaud in un ritratto da giovanissimo

Il SONNO PIENO D’EBREZZA

Rimbaud s’interroga sulla forza dell’impulso fisico oltrepassando ogni esperienza.

La lussuria fu predominante nella sua vita e venne incorniciata nei versi in maniera cruda e cruenta, rimando le sue prostitute quasi come caricature.

 

“Ho vomitato la mia brillantina,

o mia racchiona nera;

Tu potresti tagliare il mio mandolino

col filo della fronte”

In parallelo s’accosta poi al delicato romanticismo, nei racconti delle leggiadre ninfee che vagavano nei boschi.

“Sull’acqua calma e nera, dove dormono le stelle,

come un gran giglio ondeggia la bianca Ofelia,

ondeggia lentamente, stesa fra i lunghi veli…

Il vento bacia i suoi seni e dischiude a corolla

i grandi veli cullati mollemente dalle acque…”

 

Rimbaud adulto, senza la poesia che da anni aveva abbandonato, in una foto riconosciuta autentica pochi anni fa

LA COSTANZA PRIMORDIALE, LA VEGGENZA

“Scrivevo silenzi, notti, annotavo l’inesprimibile.

Fissavo vertigini”

La sua voce, lontana dal coro, scrive in costanza di ritmo, con grande spirito di abnegazione, spinto al darsi ogni giorno senza limiti, a costo di annientarsi.

Poeta fuori dal comune, Arthur Rimbaud: ribelle a ogni forma di potere, paladino della libertà.

Agguerrito contro la banalità, infrange i muri della borghesia, della religione, della poetica priva di visioni dell’essenza.

“Il poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato sregolamento di tutti i sensi.

Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di pazzia; cerca egli stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non conservarne che la quintessenza.”

 

———

Monia Moroni ha esordito con la silloge poetica “Svola Balena! Poesie allo stato gassoso” (Cicorivolta, 2021) e “operette in marca” (Theta, 2021) ed è attuale membro e consulente del laboratorio di ScriverePoesia.

 


   

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