Il libro di Charly Cox e la morte (apparente) della Poesia

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Charly-Cox

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“La lingua, il colore, la forma” (Percy Shelley)

COSE STILOSE

Le premesse all’acquisto di questo libro, Deve essere pazza, edito da HarperCollins, sono molto azzardate: forse non è un testo “coraggioso e bellissimo” come decanta Stylist Magazine; non è una silloge in cui l’autrice, Charlie Cox, “sa sempre come farti sentire meno sola” secondo Sunday Times Style. E non è certamente un libro che rientra nelle casistiche delle cose di stile, come suggeriscono le testate americane che ne esaltano il contenuto. Sempre che il contenuto sia stato letto. E c’è infine da chiedersi se questo libro abbia una profondità e bellezza tali che sia da dedicare “a ogni donna che vive e lotta nel mondo di oggi”. Il libro di Charly Cox è così stiloso da essere bello, oppure è così bello da essere stiloso?

Charly Cox, scrittrice britannica

CARO DIARIO

E nemmeno lo sfondo biografico dell’autrice riesce a carpirne la forza: a sedici anni, Charly Cox abbandonò la scuola a causa di un’ansia paralizzante. Le fu ufficialmente diagnosticata l’ansia, la depressione, il disturbo bipolare 2 e il disturbo da stress post-traumatico a 17 anni. Da allora considera la scrittura un’attività terapeutica (e qui si ravvisa già un errore di fondo, di cui parleremo più avanti).

Ma permane una enorme distanza fra vita e scrittura. Il poeta e scrittore John Edvard Williams, autore di Stoner, Augustus e varie sillogi poetiche, ha condotto una vita fondamentalmente tranquilla, assaporando la gioia della lettura e della scrittura (e del suo insegnamento), eppure i temi ricorrenti dei suoi racconti sono la futilità della vita, la rabbia e il rancore (magistralmente inseriti in tessuti narrativi pressoché perfetti, come nel romanzo Stoner); fra vita e scrittura può esserci un gap abissale, tanto meno la vita propria è così interessante da farne un romanzo – a meno che un talento mostruoso permetta di farlo; o permetta di farlo un errore banalissimo e frequentissimo fra dilettanti: un diario intimo da scrivere. E il libro di Cox riprende purtroppo il secondo caso. La sua biografia risulta essere una chiave di lettura sbiadita.

SMELL LIKE TEEN SPIRITS

Charlie Cox ha iniziato nel 2017 a scrivere e postare le sue poesie su Instagram. Nel tempo – e certamente con quelle modalità che rendono IG un vettore formidabile di marketing – Cox è diventata, nel mondo tanto irreale quanto ingombrante dei social network, “un punto di riferimento per molti giovani”. Al di là di questi ingombranti e imbarazzanti slogan che la casa editrice Harper Collins propina in quarta di copertina, con il libro fra le mani è bene capire se Cox davvero “cattura in questa sua prima opera l’essenza di una nuova generazione in tutte le sue sfaccettature”: Che cosa c’è di rivoluzionario in queste pagine? La risposta parrebbe molto semplice ma difficile da verificare: la poesia.

Perché la poesia, in ogni tempo, sa sempre essere rivoluzionaria e sa cogliere l’essenza di una generazione, come fecero per esempio con John Keats e Percy Shelley in pieno Romanticismo.

Ma lasciamo in pace il grande John Keats e assaggiamo questo libro, considerando il tentativo di una casa editrice influente di esaltarlo: la poesia vende perché è davvero poesia o perché svuotata di un senso e di sostanza, come il cibo industriale, quindi svuotata di una forza difficile da assorbire? Oppure è per l’appunto una poesia-prodotto, di facile consumo e facile comprensione, e presumibilmente bella per tale semplificazione di assorbimento?

Non sono fatta

per essere bella per te

Non mi vesto

per essere adorata

La più limitata delle nozioni

che possa mantenere costante

è che sono fatta

per sentirmi sexy per me

Leggendo questa poesia ad alta voce forse non emerge la musicalità, il respiro, la realtà misteriosa quanto sorprendente dell’immaginazione; emerge semmai la riproduzione verosimile di una confidenza che una ragazzina stabilisce con un’amica, riguardo a una consapevolezza di sé mentre parla di ragazzi; si evince altresì una piattezza che in piena adolescenza appare però come una profonda riflessione, o l’inizio di una riflessione vera che va maturando. O l’una o l’altra, la lettura di questa poesia appare per quello che è: una banale osservazione. Se tale osservazione solletica trasversalmente, chi è solleticato? Lettori che accettano di buon grado pensieri abissali (“Sono fatta/per sentirmi sexy per me”) o lettori che abbiano una maturità post adolescenziale non del tutto formata o smaliziata? È vero che il lettore medio italiano, che legge un libro all’anno, non ha gli stessi gusti del lettore forte, che con i suoi cinquanta e più libri letti all’anno è tra i più curiosi in Europa e alza la media di libri letti in Italia; ma assommando un buon numero di lettrici adolescenti (già invaghiti di Rupi Kaur) con le/i post-adolescenti si ottiene un numero consistente di probabili acquirenti.

POESIA PRECOTTA

È difficile nutrirsi davvero di questo tipo di poesia precotta. Nel cibo industriale regna indisturbato una coppia di ingredienti, il sale e lo zucchero, accompagnata da un corteo di aromi artificiali. Vale per ogni genere di alimento: se ci facciamo caso, i dolci contengono anche sale, e i salati contengono anche zucchero, e in notevole quantità: il palato viene soddisfatto con un sistema blando quanto tossico ed efficace. Non si potrebbe pensare che la letteratura di consumo si concentri su emozioni forti ma banali al contempo? Sulla dolcezza e sull’erotismo, per esempio, ben confezionati in parole che tutto dicono e inquadrano ma incapaci di mostrare e comunicare il sentimento? Secondo Shelley, la poesia deve difendersi (si badi bene) da ciò che è noto, misurato, squadrato, e nel mentre deve continuare a rifarsi all’ignoto e alle sensazioni a contatto con le scoperte dell’animo: fra ragione e immaginazione.

Come cogliere il respiro di tale immaginazione e ragione nelle poesie (ahinoi) paradigmatiche di Charly Cox?

LETTORE O COMPRATORE?

Sospettiamo che il livello di lettura odierna sia sconfortante. Ma questo non interessa ai grandi editori, che cercano la quantità di interessamento, più che di lettori, di follower – mutati in compratori di libri ingabbiati nella promozione irresistibile di un libro che è “punto di riferimento per molti giovani” – e non interessa se dopo dieci pagine il libro annoia, giacché è stato già comprato: non si può considerare il lettore curioso che in libreria prende il libro fra le mani, lo osserva, lo annusa perfino e, attenzione, addirittura lo leggicchia, per trovare quelle parole colme di significato che possano ragionevolmente convincerlo a portarselo a casa. Il compratore legge la quarta di copertina che presenta puntualmente il capolavoro, e le parole viste (lette?) affermano che la scrittura del libro di Charlie Cox è “camaleontica […] di volta in volta spiritosa, caustica, commovente” (uno scrittore capace di tanto è un genio; David Fotser Wallace, in quanto davvero capace di tanto, e non con la poesia, era in effetti un genio):

mi sveglierò al mattino

accanto a una persona nuova

ma ancora mi addormento

sperando che quella persona sia tu

in questo caso la poesia è talmente “autospiegata” da non aver sapore. È una promessa, un premere su una sensazione (zucchero/sale nel prodotto industriale, vedi sopra).

Ma in quanto amore inespresso, complicato, ricco di sensazioni e pensieri e ombre e luci non codificabili, l’amore resta inenarrabile quanto espresso. La poesia oggi narra e vive un mondo – che si mostra, non si dice – tramite il silenzio, o il non detto, con disarmante realismo. I versi appena citati, purtroppo, mancano clamorosamente tale realismo.

IL NON DETTO

Gisella Blanco, poeta, femminista e critica poetica di notevole talento, firma del bel libro Melodia di porte che cigolano (Eretica, 2021), ci aiuta con questa sua definizione del non detto:

Il non detto sancisce anche il dato di realtà che oggi più che mai è ancoraggio al verosimile e si appella alle competenze consce e inconsce del lettore.”

Il non detto permette quindi alla poesia di appellarsi al lettore: la poesia da esso caratterizzata cerca il dialogo con chi legge, fino a toccarci in profondità.

Se con noi non dialoga, come nel caso di Charly Cox, la poesia ci considera lettori di poesia, per l’appunto, o semplici acquirenti curiosi in piena Società dei Consumi?

melodia di porte che cigolano

Gisella Blanco, poeta e filosofa

IL VOLO DI EMILY DICKINSON

La poesia mostra il sentimento ammettendo l’insondabilità del sentimento stesso. È rara l’estasi poetica e impagabile di Emily Dickinson, e tuttavia, finendo di leggere una sua singola poesia, ci si accorge che è stato appena compiuto un volo, giacché a fine lettura si atterra: è appena successo qualcosa di straordinario, una sorta di incanto innervato dalla realtà e dal pensiero che la Poesia illumina, poiché la Poesia è accaduta e ha continuato il suo volo senza di noi, lettori, lasciandoci in strana contemplazione.

Emily Dickinson, poeta, estasi, ape

Emily.

 

CERCARE LA POESIA

Il Poeta, che è anche interprete inesausto di se stesso (specie in questa epoca), traccia parole che calzano nell’espressione dell’immaginazione: non descrive quello che vive, come il rigurgito di una cronaca emotiva – nell’atto della composizione vive e rivive ciò che scrive, nell’annullamento del tempo e di se stesso; onde il bisogno di Charly Cox di un libro che alterna scrittura in versi con momenti diaristici: quasi che la sua scrittura sia ingabbiata nella sua narrazione da consumo. In questa non c’è l’atto di un inveramento: è perciò realtà o inganno?

La Poesia esula il tempo, è sfuggente e tuttavia perdura quale “dato di realtà”. Dove si trova la vera Poesia? È morta o vive una mutazione celata dalla nevrosi/necrosi dell’Oggi?

Come cercarla, come amarla?


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