Emily Dickinson: l’esperienza del trifoglio

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Emily Dickinson: l’esperienza del trifoglio

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“Tutto quello ch’io vedo.”

 

Emily Dickinson vestita di bianco ha in mano un filo di cotone per rilegare i suoi fogli in una riservatissima raccolta di poesie nascosta sotto una coltre di buio, lontana da vaghi sguardi. Dentro il suo morale vestito è una donna composta, smunta, dai capelli indisciplinati tenuti a bada da una retina, al collo porta un grazioso vezzo di velluto. Il suo scrittoio, tavolozza di colori eterei ed eterni, è un enorme scrigno, l’imbuto dove confluiscono tutti i suoi scritti.

Ogni giorno Emily Dickinson apre quel suo cassetto e ricama versi. Così possiamo immaginare il mondo della poetessa nella seconda metà dell’800, tra le mura della casa di Amherst dalle quali sembra non essersi mai allontanata e che appaiono ad un lettore disattento come un forte limite di fronte alla sua torbida solitudine. Tuttavia così non è stato. Al contrario, da ogni feritoia della vita e da ogni finestra sul dubbio lei indaga la realtà del cosmo.

Immortalità

Le sue interrogazioni ascetiche ed esplorative tracciano una riga di congiunzione che formano un triangolo perfetto dove compaiono immortalità, divinità e aldilà.

Tutto quello ch’io so

è un messaggio ogni giorno

dell’Immortalità.

Tutto quello ch’io vedo

è il presente e il domani,

forse l’eternità.

Ed il solo che incontro

è Dio, la sola strada

l’esistenza; di là

da questa, se altre cose

vi saranno o visione più mirabili,

ve lo dirò.

Nel controverso rapporto con la fede, si cattura nella poetessa il bisogno di mettersi in ascolto con il Paradiso, con un mondo ‘Altro’, per decodificare un prezioso messaggio da esso proveniente tradotto nel suo sentimento di speranza nell’immortalità. E su quest’onda – di ricerca della perpetuità dell’anima – Emily Dickinson ha affidato ai posteri 1.775 componimenti, giunti fino a noi dalle mani di sua sorella Lavinia che l’ha vista salpare verso quella morte spesso scrutata dai suoi scritti. Il suo ardente desiderio di eternità ha regalato a noi oggi, dopo più di centocinquant’anni, una falsa dipartita: la luce che sparge attorno a sé ancora oggi rendono luccicante la sua unica e incomprensibile fuga dal superfluo. L’esperienza per Emily Dickinson è stato solo apparentemente l’universo domestico, vivido e rassicurante, dispiegato fra le stagioni che si susseguono: «Se tu venissi in autunno,/io scaccerei l’estate/ un po’ con un sorriso ed un po’ con dispetto,/come scaccia una mosca la massaia».

“Regge evanescenti”

I suoi contatti con la Natura sono stati di tipo contemplativo, un’incarnazione bramosa di verità: Emily Dickinson ha assaporato il contatto degli elementi naturali in piena trasposizione dell’anima per giungere alla possibilità di essere altro-vitale. La forza della sua poetica è stato farsi carico della realtà circostante per arrivare, in ultima battuta, all’oscuro significato dell’umanità.

Il suo polveroso ma consapevole isolamento le ha consentito di prestare un’attenzione profonda alla letteratura. Con abnegazione assoluta ha rintracciato una strada per vivisezionare il senso della vita:

[…]

Oggi più vecchia, più saggia per gli anni –

e più debole per la mia saggezza –

sono ancora sommessamente in cerca

delle mie regge evanescenti,

ed ogni tanto, il dito del sospetto

mi passa sulla fronte:

ch’io stia cercando dalla parte opposta

solo il regno dei cieli.

Emily Dickinson ritorna nella poesia dei nostri giorni come un gioiello ancora da ripulire e nell’esperienza semplice di un trifoglio o di un filo d’erba, della più minuta parte del mondo, riesce a fare la più grande esperienza di sé stessa, insegnandoci – in completa rassegnazione – a ridare una definizione di imperscrutabilità dell’universo poiché, nella nostra assetata gloria, abbiamo perso lo sguardo sull’elemento infinitesimale che regna ai nostri piedi mettendoci sempre più sulle tracce dell’Infinito.

Per fare un prato occorrono un trifoglio ed un’ ape,
un trifoglio ed un’ape
e il
 sogno.
Il sogno può bastare
se le api sono poche.

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Comment (1)

  • Ilenia Linciano

    Bravissima. Scrittura appassionata ed intensa. Un abbraccio Ilenia

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