Non morire, Misery

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Viene presentato come il vero
capolavoro di Stephen King. Di certo la sua abilità nell’intessere
parole che ci accompagnano fino alle paure di Paul Sheldon, il
protagonista, nei confronti della psicopatica Anne Wilkes che lo
tiene prigioniero – la sua maestria di narratore, dicevo, è
innegabile. Ma ai tempi il Re dell’horror era senza la totale
lucidità e spero non finisca il tutto in maniera affrettata. Si
tratta in fin dei conti di metanarrazione, seppur celata; ovvero si
tratta di Stephen King alle prese con le sue dipendenze dalle droghe
mentre la pazza Annie è il suo demone interiore che malgrado tutto
lo aiuta a liberare la fantasia, l’ispirazione. Ma tutto ciò come
viene rappresentato? Vince la scrittura del Re o il suo regno
orrorifico – l’abisso – lo ingoierà?

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