L’Ariosto innamorato

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La follia d’amore e la gelosia nel più grande poeta del Rinascimento.

Perfino un grande, un grandissimo poeta come Ludovico Ariosto si arrende all’amore.

Si può vivere l’amore solo amando, e, nella sua mancata corresponsione, lo si può sempre invocare, ricordare; o accettare il silenzio del cuore. Ma il cuore non annulla la propria voce, se affidata alla poesia. E Ariosto,  inimitabile cantore di un poema, l’Orlando Furioso – che ancora oggi stupisce e incanta per la genialità fantastica che ne intride ogni rima, ritorna al sonetto, in cui confessa un amore perduto, sognato, ma mai pienamente vissuto – un amore che ravviva la propria luce nel suo animo per mezzo delle parole che il poeta osa scrivere.

Quando ogni ben de la mia vita ride,
i dolci baci niega;
se piange, allor al mio voler si piega;
così suo mal mi giova e ‘l ben m’accide.
Chi non sa come stia fra il dolce il fèle,
provi, come provo io,
questo ardente disio,
che mi fa lieto viver e scontento.
Così nasce per me di amaro il mèle,
dolor del riso pio,
che ‘l bel volto giulìo
lieto m’apporta sol per mio tormento.
Miseri amanti, senza più contesa,
temete insieme e sperate ogni impresa.

Il dolore per la mancanza della donna amata – tal Alessandra Benucci – non si acuisce con la distanza, ma si acuisce con la vicinanza; i dolori si rinnovano ogni volta che Alessandra torna a Ferrara e che Ariosto non perde mai d’occhio, troppo attratto da lei. 

Tragedia o farsa? L’ironia che scorre fra i versi di Ariosto lo difendono dalla candida e innocente confessione e dal patetismo di versi mal riusciti; e Ariosto lo sa bene: ecco perché invoca in alternativa il silenzio; ma la poesia vince sulla sofferenza d’amore; come a dire: la poesia vince sull’amore, esaltandolo. La sua disamina è fantasiosa: se nella realtà si ama, si è gelosi (sempre) e non si è corrisposti, la fantasia del gioco poetico vi si oppone e consola, pur tornando sempre al grande sentimento. Ma Ariosto rinuncerebbe all’ispirazione in cambio di una interessata gentilezza? Un paradosso: il sogno di Ariosto non procede dal silenzio, ma da un sogno dentro il sogno: mille e mille baci anelati a ogni visione della donna (come invocava sempre Catullo).

Per rïaver l’ingegno mio m’è aviso
che non bisogna che per l’aria io poggi
nel cerchio de la luna o in paradiso;
che ‘l mio non credo che tanto alto alloggi.
Ne’ bei vostri occhi e nel sereno viso,
nel sen d’avorio e alabastrini poggi
se ne va errando; et io con queste labbia
lo corrò, se vi par ch’io lo rïabbia.

Ariosto in fin dei conti si oppone al silenzio, ovvero si oppone al nulla. E i suoi sonetti cantano la vita, trasfigurata sul volto della donna amata. L’unica persona a rispondere col silenzio agli appassionati appelli del poeta ferrarese è proprio lei, Alessandra Benucci, ignara che il talento del Nostro la rende leggiadra e immortale.

I versi d’amore di Ariosto sono splendidamente raccolti e curati da Lucia Dell’Aia per i tipi di Interno Poesia. Ogni poesia è accompagnata da una nota introduttiva che aiuta a immergersi nel verso ariostesco gustandone l’autenticità e forza. Un volumetto preziosissimo,  come sempre la Casa Editrice garantisce, che accompagna la giornata, fra sentimento, fantasia e sublime arte poetica.


Versi d’amore

di Ludovico Ariosto

Interno Poesia Editore

pag. 128, € 12



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