L’anima e il silenzio di Michelangelo

Non classéL’anima e il silenzio di Michelangelo
1613729436372105-0.png

L’anima e il silenzio di Michelangelo

Condividi con chi vuoi:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram

Michelangelo, grande genio senza rivali e cuore passionale del Rinascimento (sicuramente per importanza al pari di Leonardo da Vinci) ci lasciò lo scorso giorno, 18 febbraio, nel 1564. Scultore grandioso, straordinario architetto, impagabile pittore, è punto di riferimento dell’Arte occidentale.

Egli si cimentò nelle poesie. Cose sciocche, affermava: forse perché non contemplate nella sfera lavorativa, e scritte a tempo perso. Eppure nelle sue parole si rivela l’uomo, un uomo tormentato da paure, tormenti spirituali, amori impossibili; ciò che non osava tradire nei capolavori scultorei, diveniva concreto e affidabile nella poesia, strumento dell’anima e per l’anima.

Michelangelo è poeta affatto originale. Il petrarchismo era la scuola ideale per ogni poeta; ma a Petrarca (al quale si rifaceva spesso, in fin dei conti) egli preferiva Dante, quale giusta ispirazione per una poesia “sciocca” forse, ma sincera e dirompente. Michelangelo studiò Dante per anni quale riferimento per gli affreschi della cappella sistina. Dal pennello alla parola, lo serbò come approdo linguistico per i suoi versi e come maestro assoluto, poeta in volgare dal quale trarre esempio per la poesia personale, quanto mai diretta e libera da metriche che ne ingabbiavano il libero pensiero. Era una poesia per sé stesso e per le sue confessioni e riflessioni, sulla vita come sull’arte, effettivamente indivisibili. 

È curioso pensare a un grandissimo artista, uno scultore infallibile e, non ancora trentenne, già ritenuto fra i più grandi di ogni tempo, incapace di esprimere concetti dell’anima – con lo strumento artistico per elezione – e di rifarsi alla poesia quale sola e unica via per raccontare di sé e la sua paura della notte. 

Forse nemmeno con la Pietà Rondanini riuscì a liberarsi della paura della vita e della morte; anche allora scrisse poesie interrotte, semplicemente non finite (e non, come alcuni ipotizzano, “esercizi letterari”); parole fra anima e silenzio. E forse Michelangelo colse il senso della poesia, arrendendosi alla bellezza d’ogni cosa: per quello che è o per attendere Dio, ragione di ogni pena e felicità che muove il mondo. 

Michelangelo

Rime e lettere

Utet

Pag. 700, €13,9

Iscriviti alla
Newsletter

Condividi con chi vuoi:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram

Lascia un commento

Per scambiare con noi qualche parola 
(o per capire che cosa facciamo nel concreto, per voi e per noi)
 
Un caro saluto,
La Redazione
Per scambiare con noi qualche parola 
(o per capire che cosa facciamo nel concreto, per voi e per noi)
 
Un caro saluto,
La Redazione
Per scambiare con noi qualche parola 
(o per capire che cosa facciamo nel concreto, per voi e per noi)
 
Un caro saluto,
La Redazione
Per scambiare con noi qualche parola 
(o per capire che cosa facciamo nel concreto, per voi e per noi)
 
Un caro saluto,
La Redazione
Per scambiare con noi qualche parola 
(o per capire che cosa facciamo nel concreto, per voi e per noi)
 
Un caro saluto,
La Redazione