L’abisso di Georg Trakl

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La poesia di Trakl si è avvicinata all’abisso della vita, a una vertigine pericolosa, vicino alla morte.

Ma è anche una poesia che, dopo un inizio filosofico che la reggeva, è caduta in quell’abisso, il nero di una esistenza senza pace, che ha emesso una voce cristallina e spietata: ogni parola è stata risucchiata dall’oscurità come un buco nero. La vita stessa di Trakl era in pericolo: insofferente, desideroso di fuggire da un corpo che imprigionava l’anima con la sua pesantezza carnale, la sua volgare inutile pesantezza “appestata di tristezza”. Se ne andrà Trakl, dopo aver assistito con dolore gli orrori della Grande Guerra, non reggendo più; morirà dopo una overdose di cocaina.

La poesia – fuori dalla sua vita, aldilà, fuori dal corpo? – è una poesia agghiacciante e straordinaria; e una poesia che accade senza orpelli, senza pensieri – senza pensiero o filosofia, senza sentimento – è  vita, l’ultimo spasimo di vita. 

E ritrae con lucidità spietata le strade rovinose di un mondo conducenti sempre alla fine. Tale coscienza della fine rasenta la follia, la paura; e la follia diviene l’ultimo slancio che illumina la poesia in cerca di altra vita. 

L’anima di Trakl è sola nell’universo, come forse  l’anima di tutti. E il richiamo alla vita, nella vasta e azzurra desolazione, a Dio come al prossimo, è coraggiosamente intonato nell’essenza della poesia stessa, svolta con una cadenza perfetta e impietosa che segue gli ultimi battiti di un mondo sfasciato, privo di ideali e bellezza testimoniata con definitiva limpidezza dalle liriche Trakl.

L’ultimo canto di una poesia che, dal suo abisso, dichiara la vita come una speranza. Trakl non ha mai visto la speranza della risurrezione. E per questo la depressione, il male oscuro che intossicava carne e ossa, ha vinto su di lui.

Liriche scelte

Di Georg Trakl

Salerno editore

Pag. 150, € 8

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