La verità e l’inappartenenza della Poesia: Gerardo Masuccio

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“Nel mondo e mai del
mondo,

io sconto

l’inappartenenza.”

Subito
si evince, nella poesia d’esordio di Gerardo Masuccio e raccolte
nella silloge Fin qui Visse un uomo – edito dalla giovane e
attentissima editrice Interno Poesia – una consapevolezza matura e
sorprendente in cui il nostro poeta guarda se stesso e la sua
condizione esistenziale. Ogni poesia pare originare da un assioma,
una constatazione di fondo del suo esserci, di esistere,qui
e ora,
per procedere con parole
essenziali e quasi scarne a una contestazione della propria identità,
inserita in un flusso temporale interrotto da una poesia vibrante ed
estrema: perché l’uomoche è si
confronta con la poesia, e ancor più duramente col poeta che dai
versi emerge, personalità disillusa ma attenta e divincolata da ciò
che egli osserva e lo stupisce. Non v’è più il sentimento di
meraviglia che cominciò il sentimento religioso, bensì una tregua,
uno stare tollerato ma non rassegnato al mondo che infine cede,
paradossalmente, proprio al linguaggio poetico, alla Bellezza
disvelata nelle cose amate:

È sorte di un poeta

seminarsi – come
fossero una –

in tutte le età della
vita,

fiorire di un pianto
puerile

e di un vecchio
lamento

in un petalo solo.

Ho appeso ai miei anni

le rughe di olivi
annodate

al singhiozzo
d’agnelli;

la sorte di un poeta

è scontare cent’anni
in un giorno.

Nella
bella e dettagliata introduzione di Giovanna Rosadini si parla
giustamente di una difficile “epigrafe sul valore assoluto del
silenzio” che sostiene in modo particolare una “postura
disincantata […] nel porsi di fronte al mondo”; ma aggiungerei
anche che in Masuccio, in quel silenzio – che noi intravediamo
dentro e intorno a ogni poesia – vige una strana sospensione del
tempo, provocata da uno sguardo continuo sul dettaglio delle cose,
delle persone e dei sentimenti che fanno, appunto, il mondo. Ed ecco
quel senso di vertigine che solo la poesia riesce a provocare:

Rintocca la luce
all’aurora,

il giorno reclama i
miei occhi.

Eppure non chiesto

che un’urna di vuoto,

spietato sollievo dal
torto

di riscoprirmi uomo.

Riscoprirsi
l’uomo, è qui il nodo fondamentale delle poesie di Masucci. Il poeta
resta saldo e fedele a se stesso, ai suoi limiti, senza fede alcuna a
confortarlo, dacché si pone il pensiero di dio (sempre con la “d”
minuscola) quale pensiero accidentale.

E…
fin qui visse un uomo e di questi la sua vita e il tentativo si
scrutarla nel profondo. Le poesie son talvolta brucianti e impietose,
inquiete; e non lasciano respiro. Il libro segna un esordio
importante
. E la poesia, nella sua sincerità, si pone al lettore
senza sconto alcuno.

Fin qui visse un uomo

di Gerardo Masuccio

Interno Poesia editore

a cura di Giovanna Rosadini

Pag. 119, € 12

Gerardo Masuccio è
nato a Battipaglia, in provincia di Salerno, nel 1991. Ha trascorso
l’infanzia e l’adolescenza nella limitrofa Olevano sul Tusciano.
Dopo gli studi classici a Eboli, nel 2010 si è trasferito a Milano
per frequentare l’Università Bocconi. Ha conseguito due lauree, in
Giurisprudenza e in Economia, con tesi sul diritto d’autore e
sull’editoria libraria. Negli anni universitari ha fondato il
salotto letterario degli studenti. Dal 2017 lavora per Bompiani e ne
cura la collana CapoVersi. È inoltre redattore delle pagine digitali
di Atelier. La sua poesia è apparsa in antologie, riviste, siti
specializzati e opuscoli non venali. “Fin qui visse un uomo”
è la sua opera prima.



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