J. W. Goethe: 28 agosto 1749. Oggi.

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J. W. Goethe: 28 agosto 1749. Oggi.

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Buon compleanno, Maestro. Secondo la tua autobiografia, Poesia e verità, sei nato in circostanze assai difficili. La tua infanzia ha fatto tesoro di una felicità innocente; la tua prima giovinezza ha scoperto il teatro, che ti avrebbe per sempre cambiato la vita. Hai sempre amato la parola, eri curioso del mondo, la tua mente portentosa cresceva e dai primi timidi frutti poetici sei maturato quale narratore assoluto, conI dolori del giovane Werther, che ti diede celebrità e con cui hai superato tutti i cliché letterari dell’epoca.

Eri tempesta e assalto. Tu.

I tuoi occhi vivacissimi e irrequieti. Il tuo animo sognante che ti spinse alla fuga e all’amore platonico per Charlotte (non te lo perdonerà mai).

Hai amato tantissimo l’Italia. Ti sentivi libero e mosso da un’ispirazione senza tregua, colmo di idee.

Poi il ritorno con una donna senza cultura (dicevano) e Weimar è con te cambiata, si è mobilitata e nobilitata. Maestro, sempre innamorato della vita: ma è possibile amare senza conoscere l’amore? Con le poesie sollecitavi il tuo spirito eternamente curioso: scrivevi, toccavi una sapienza che nemmeno Schiller, amico tuo impareggiabile, poteva capire. L’amore sottostà a leggi naturali e crudeli, come in una formula chimica che fa battere il cuore? Con Le affinità elettive, straordinario e impareggiabile romanzo, hai scritto come nessuno, oggi, sarebbe capace. Che cosa volevi capire, scoprire? Cosa governa il mondo, quale anima lo fa affacciare perennemente al sole? Forse Dio? E davvero credevi in Lui, o il Suo mistero è sempre riposto nello spirito dell’uomo? Che cosa si chiedeva Faust, uomo moderno, afflitto, nutrito da Scienza e sapere?

Fino alla fine innamorato: chiedesti in sposa una ragazza (ma eri in veneranda età) sempre dedicandole poesie passionali, senza tempo.

Hai cambiato la mia vita, Maestro. Con la parola scritta hai sfiorato la divinità, il Verbo appunto. Mai smettendo di amare.

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