Il libro della della Domenica (fa SCRABRRRAANNG!) : Poeti Futuristi

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Sieno sparviero ed angeli ribelli,

Non rondinelle o nottole.

Parlino lingue babeliche,

Sorano gole fameliche,

Ali luciferine

Stendano fino all’ultimo confine!

E noi daremo la scalata al cielo!

(Libero Altomare)

Erano scultori, architetti e pittori. Erano – soprattutto – letterati. Poeti. Proprio dalla poesia ebbero quella fondamentale spinta propulsiva, quell’incitamento per formulare un movimento straordinario e creativo che avrebbe affascinato il mondo, dall’Europa alla Russia, dal Giappone all’America, esportato con mostre nei migliori scenari artistici (New York, per dirla tutta).

Era il Futurismo.

Ma ancora oggi si guarda a esso con un po’ di prudenza.

Futurismo e Fascismo.

Scriveva Benedetto Croce: “per chi abbia il senso delle connessioni storiche, l’origine ideale del fascismo si ritrova nel futurismo”.

Ci sono due modi essenziali per fare i dovuti distinguo. Il primo modo suggerisce che la forza propedeutica del fascismo fu composta dagli ideali volti al futuro, alla velocità, all’anticlassicismo e “all’igiene della guerra” proclamati nei primi manifesti; ma trascurò tuttavia un’antipatia verso il potere e di essa la gestione corrotta e stantia; e da qui nascono i primi insanabili attriti. Il Futurismo è un movimento artistico esaltante e quasi anarcoide, innamorato della patria e della libertà: ma il Fascismo, giunto proprio a quel potere che il movimento disprezzava (e giuntovi con una gestione ambigua e affermatosi con arroganza liberticida) rigettò quella forza culturale, e, sebbene anni dopo e in pieno regime scelse strategicamente di nominare Filippo Tommaso Marinetti“Accademico d’Italia” , il movimento e la sua forza innovatrice erano già stati fagocitati dal regime, e la sua originalità subito malvista: era già alla sua fine.

La seconda distinzione si può leggere distintamente proprio dalla Poesia. E questo libro, edito con la gran qualità che contraddistingue puntualmente i tipi de La vita felice, raccoglie la voce profonda e sorprendente dei poeti futuristi o attratti dal futurismo. Molti se ne distaccarono presto, come Aldo Palazzeschi, ma in esso trovarono quello spirito e quella voglia di sperimentare e osare “più in là”: di lacerare il cielo con inni roboanti sui motori che permettono di cavalcare l’aere. 

In questo libro prezioso non troviamo deliranti onomatopee, parole frammentate come dopo un’esplosione della parola, lo scintillio del metallo e la brutalità ingombrante del cemento armato: abbiamo la luce di una sincerità intima, libera; una straordinaria fertile ispirazione assolutamente identificabile nella contemporaneità, un desiderio senza tempo e struggente di libertà, di gioia, di rivoluzionaria risata.

Da un “balbettio di stelle su nel cielo profondo” (Mario Betuda) emerge un cuore che con la Poesia trova il coraggio di affermarsi e accertarsi :

“Io m’abbandono

a tutti i fiumi oscuri di me stesso che straripano.” (Paolo Buzzi, sera d’uragano, da Aeroplani).

Con il Futurismo la poesia italiana cambiava per sempre, e anche in Europa la sua influenza fu decisiva.

“Marinetti e il Futurismo hanno dato una grande spinta a tutta la letteratura europea. Il movimento che io, e Joyce, e Eliot, e altri abbiamo iniziato a Londra non sarebbe stato senza il Futurismo.” (Ezra Pound) E aggiungerei, ovviamente, anche la prima poesia di Majakovskij, (nato oggi!) come ben ricorda Giuseppe Ravegnani nella sua bella e completa prefazione.

La Poesia futurista fa ancora VROOOM
. Ma al suo passaggio ipercinetico può ancora investire/affascinare ogni amante della Poesia. Anche i nativi digitali: incasinati, certo, ma non roboanti e indimenticabili come questi grandi poeti.

 Poeti Futuristi

a cura di Giuseppe Ravegnani 

Edizioni La Vita Felice 

Pag. 178, €12

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