Il lato oscuro del centauro, di Luca Artioli

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Il lato oscuro del centauro, di Luca Artioli

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La bellissima e intensa
silloge poetica di Luca Artioli, per onorare una memoria che non deve
morire mai.



Primo Levi ci lasciò
l’11 aprile 1987. Una caduta – dicono – dalla tromba delle scale
del suo appartamento.

L’anno prima tentò con I
Sommersi e i salvati
(nato da seminario e incontri con giovani)
di distaccarsi – sempre tramite il faticoso mestiere della scrittura
– dal sistema infero del nazionalsocialismo e dall’incubo
dell’Olocausto – giacché l’uomo fu dall’annientamento salvato, con
la fine della guerra e del Reich, ma degradato umanamente. La sua
morte diede adito a sospetti: incidente o suicidio? Forse dall’abisso
lo scrittore non era uscito, pur tentando con la
scrittura –
e con una prosa asciutta ed essenziale, fra le più lucide del ‘900 –
di misurarne la drammaticità, consapevole di toccare l’inenarrabile.

Raccontare la vita di
Primo Levi è poco, se non si affrontano i suoi scritti; eppure ci si
chiede che cosa abbia interrogato dentro di sé, cosa ha visto in
quel luogo, dove “aperta /si manifesta il lato buio dell’uomo/che
sbrana e misconosce religioni”.

È necessario leggere Il
lato oscuro del centauro – 100 anni di Primo Levi
, del poeta
Luca Artioli. La sua poesia e il suo interesse critico per la
letteratura emergono qualche anno fa, dal 2001 sui siti internet
dedicati al settore, e trovano una prima importante conferma con la
silloge La crudeltà dei deboli, con cui trasforma in versi le
sue riflessioni sull’Olocausto.

Il libro è un’opera di
grande intensità ed è prova di quello che la poesia è capace di
toccare. Sono versi composte da parole rivolte proprio allo scrittore
torinese, primo interlocutore; ogni pagina è accompagnata da una
nota biografica che, a sua volta, apre la poesia e racconta Primo
Levi, uomo nella sua più drammatica esperienza. I versi di Artioli
ricostruiscono, più che evocare (tutto declinando in seconda
persona, caso raro sia nella poesia sia nella prosa), per restituire
alcuni episodi della vita di Levi a una fondamentale memoria comune.

È un’esperienza
straordinaria perché si arriva all’indicibile, all’orrore di ciò
che è stato, a quella tremenda eredità declinata in assioma: Dio
non c’è stato ad Auschwitz; Dio, se non c’è stato, non è.

Si tratta di vera poesia,
per quanto possa apparire disturbante in alcuni tratti. Una sincera,
rischiosa (e anche dolorosa) operazione di recupero, di grande forza
e impatto:



DICKE FÜSSE

È
dalle scarpe il suo bieco

cominciamento,
l’angolo

di
schiena che si abbassa,

l’approssimarsi
alla terra,

dando
retta al tuo dolore.

Cosi
capisci presto, subito

che
la morte si arrampica,

che
dai piedi risale svelta

dove
tela e legno sono lì,

in
numeri spaiati e stretti.

Ti
vogliono come la bestia

zoppa,
ceduta nelle piaghe

resa
docile e senza potere,

pronta
a schiaffi e poi mai

pensieri
di pietra o di fuga.

E
qualcosa in te dice basta

al
sentirsi ancora un uomo,

qualcosa
in te ora si misura

e
già si piega con il dividersi

la
fame, negli occhi dei cani.

È
possibile che una poesia parli del nulla, di quel nulla che
annichilisce ogni speranza? Avvicinandosi al mistero, al dolore come
alle più sublimi delle gioie – a Dio o alla sua impietosa assenza
– la poesia ci pone davanti al limite dell’uomo, alla debolezza dei
barbari che degradano ciò che si è, e pur tuttavia si ritorna
all’uomo stesso: e su di esso è il mistero del bene e del suo lato
oscuro. Come quella del Centauro, figura mitologica, capace di
scelleratezze o di una sapienza che possa consolarci dalla
consapevolezza del nostro destino.



Il Lato Oscuro del Centauro

di Luca Artioli

Edizioni La Vita Felice

pag. 92, € 12,00


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