Musica in lutto: Ennio Morricone e le note del cuore

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Ennio Morricone. La sua musica. Quando si ascoltano le sue opere, si entra in un sogno.

Il Maestro ci ha accompagnato con le sue note, i suoi temi e arrangiamenti inconfondibili. Ora anche lui è nota, fra le infinite che compongono il cielo musicale che per anni ha tentato di riportare a noi ascoltatori.



Senza le sue composizioni, il Cinema sarebbe stato diverso. Perché Ennio Morricone compensava con la musica quei momenti e quelle scene prive della forza emotiva che segnano l’immaginario. Alcuni momenti storici di film indimenticabili si ricordano per la forza musicale che li accompagna, per la drammaticità istillata dai suoi intuiti sonori (come dimenticare il duello finale tra l’uomo con l’armonica e Henry Fonda in C’era una volta il West? come pensare al paradiso in terra, prima dell’arrivo dei Conquistadores, nell’America libera, in Mission?); questo è il lavoro arduo dell’autore di colonne sonore. Ennio Morricone era un maestro, un gigante, come lo è John Williams; ma mentre questi si volge all’epicità dei film, Morricone esplora gli angoli dell’intimità umana. Ne è l’esempio più eclatante la nostalgia di Robert De Niro in C’era una volta in america, dove tutto è ricordo di un’esistenza che, affacciatasi alla vecchiaia, ritorna all’amicizia e alla giovinezza con una malinconia che avvolge ogni fotogramma. Ma è anche la storia patetica, melodrammatica e ironica del Buono, il brutto e il Cattivo.

Ci si immagina in effetti lo spaghetti western dell’amico Sergio Leone senza la musica del Maestro?

In Nuovo Cinema Paradiso c’è un uomo che cerca e crede ancora in un amore sempre sfuggitogli fra le dita, tra presente e passato, fino al finale indimenticabile e agrodolce in cui ritrova quel bacio infinito nelle migliaia di scene cinematografiche di baci che un tempo il cinema del suo paese censurava; l’amore perso eppure ritrovato che ancora ci commuove, nel nome di un sentimento inesprimibile che la musica prova a raccontarci.

Il Maestro si è anche cimentato nella musica per orchestra e per archi, con omaggio alle avanguardie del Novecento

Morricone, sempre sfiorando la nota patetica e puramente melodica, è stato forse il compositore più pop che abbiamo conosciuto. Non a caso anche le grandi rock star ne riconoscono la lezione (ricordo ancora gli elogi di Graham Coxon, chitarrista del Blur). E anche per questo la Settima Arte è così amata: un mondo ricco e colmo di suggestioni e meraviglie.

Ennio Morricone ne è stato il menestrello che ha commosso ed emozionato. E continuerà a farlo.







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