Edgar Allan Poe: La valle dell’inquietudine

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Edgar Allan Poe: La valle dell’inquietudine

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Forse il vero iniziatore della grande voce letteraria americana. Scrittore geniale e di disarmante lucidità, particolare e pop; ma tragicamente non fu compreso.


Rideva un tempo una quieta vallata

che nessuno più abitava;

erano tutti partiti per la guerra,

sperando che gli occhi soavi delle stelle

avrebbero di notte sorvegliato

dalle azzurre torri i fiori

dove tutto il giorno pigro

s’allungava il bagliore del sole. 


Ora s’avvede ogni viandante

che è inquieta la mesta vallata.

Non v’è nulla che immobile resti

se non l’aria che resta sospesa

sulla sua solitudine magica.

Ah, non vento che scuota quegli alberi

palpitanti come i gelidi mari

attorno alle Ebridi fosche! Ah,

nessun vento trascina le nubi

che incessanti percorrono i Cieli

irrequieti, dall’alba al tramonto,

su distese di violette.


Occhi umani là sparsi a miriadi,

su gigli che là ondeggiano e gemono

su una tomba senza nome!

Ondeggiano: e dalle cime fragranti

stillano eterne rugiade.

Gemono: e lungo i fragili steli

scendono gemme di lacrime perenni.



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