E alla fine il mistero resta l’Uomo

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Parliamo di Leonardo, va.
Oddio, so che del grande genio se n’è parlato fino alla nausea, ultimamente, per demerito del Codice da Vinci. Demerito, dico, perché d’altronde s’è discusso di un personaggio inesistente, se non fosse per la meraviglia vera, profonda e realissima che suscitano in noi i suoi quadri. Ed è un peccato: la fantasia, le dicerie semiesoteriche, che peraltro tradiscono un’ignoranza di fondo sovente imbarazzante, impediscono di sollevare la curiosità alla ricerca dellaverastoria dell’uomo che più rappresenta l’Alto Rinascimento italiano. In realtà basta un po’ di ricerche, o una sana lettura, per vedere l’Uomo, l’artista, il genio.
Perciò lasciamo subito perdere quel furbacchione di Dan Brown. Finalmente mi sto dedicando alla lettura di un libro che avevo acquistato qualche anno fa, un libro biografico edito da Fabbri per una delle sue tante collane da edicola:Leonardo da Vincidi Serge Bramley. Lettura molto interessante: l’autore espone la sua ricerca sul genio di Vinci con piglio e passione al contempo, sì da avere quasi l’impressione di una storia romanzata, mentre è un’esposizione seria delle tappe che portarono Leonardo, bastardo figlio di Ser Piero da Vinci, notaio, a divenire uno dei più grandi artisti mai esistiti; ammirato anche dal Re di Francia quale uomo di grande filosofia, ai tempi il miglior complimento che si potesse fare a una persona di cultura. Al proposito, devo ancora verificare se è vero che Leonardo vendette a una cifra stratosferica la sua Monna Lisa, la Gioconda, proprio al Re di Francia, in cambio di una reggia o addirittura di un castello; dato certo, comunque, resta che il ritratto più famoso del mondo non fu rubato da Napoleone ai tempi della campagna in Italia, come si suol credere, ma venduto dallo stesso artista.
Sono ancora ai primi capitoli del libro, avvincente davvero. Quel che più vorrei esprimere e condividere con voi è il pensiero, sempre più forte nel sottoscritto, che la vita reale di ogni uomo è più dura, affascinante e ricca di ogni leggenda, a maggior ragione quella di Leonardo. Sul suo conto se ne sono dette di tutti i colori: esagerando sui suoi disegni “profetici” o attribuendogli, ora come cent’anni fa, un’aura di mistero esoterico, se non diabolico, tant’è che fu definito alla fine dell’Ottocento come il nuovo Faust. Ma niente è più lontano dalla curiosità indomita e strabordante dell’Artista: uomo tipico del suo tempo, interessato a ogni sorpresa che la natura serba, mi ha stupito invece le lodi intessute dai suoi contemporanei riguardo al suo aspetto. Pareva che Leonardo, in giovane età, fosse bellissimo. Una bellezza ereditata dalla madre, presunta contadina che il padre di Leonardo lasciò non appena saputo della sua gravidanza (avrebbe rovinato le sue ambizioni di notaio alla riconquista di Firenze), donna bellissima, dicevo, con la quale Leonardo ha avuto un rapporto combattutto, difficilissimo, inasprito dalla sua condizione di bastardo e fratellastro di figli “legittimi”, sia da parte di madre (che ne ebbe almeno altri quattro) che di padre (s’è dato da fare, questo: quattro matrimoni e almeno una decina di figlioli). Una ferita che Leonardo avrebbe sempre portato nel cuore.
Vorrei solo citare un paio di osservazioni che molto mi hanno entusiasmato alla lettura del libro. Leonardo, si diceva, era illegittimo, e in quanto tale non poteva sperare, nella Firenze del Quattrocento, in una carriera fra le Arti Maggiori, quali il commerciante o il notaio, proprio com’era il padre. Benché ser Piero negli anni mostrò qualche cenno d’affetto per ‘sto bastardo, visto che ebbe altri figli solo in età avanzata, non poteva comunque spingere Leonardo al suo stesso mestiere, cosa che sarebbe successa se questi non fosse stato illegittimo. Dovendolo portare con sé a Firenze, togliendolo a Vinci, per motivi famigliari (i nonni che badavano a Leonardo erano morti) pensò subito di affidarlo a qualcuno, di modo che non lo impensierisse tanto. Ebbene, nella campagna di Vinci il piccolo Leonardo aveva mostrato grande curiosità per i disegni, i ritratti dei parenti più vicini e per tutto quello che lo circondava; ser Piero raccolse alcuni di questi disegni e portandoli con sé li fece vedere a un suo amico artista di Firenze. Questo artista non era altro che il grande Andrea Verrocchio, rinomato scultore e pittore.
Appena adolescente, quindi, Leonardo viene affidato a un artista rinomato. Lavorerà nella sua bottega. Fra i vari allievi figurano il Perugino (la cui estrazione sociale è ancora più povera) e il Botticelli. Due artisti da poco, nevvero? E’ probabile, anzi sicuro che il Maestro rimase assai colpito dai disegni dell’adolescente Leonardo; riporta il Vasari: “…si stupì… nel vedere il grandissimo principio di Leonardo, e confortò ser Piero che lo facesse attendere.” Ser Piero non attese un bel niente, doveva sbarazzarsi del piccolo bastardo. Così ebbe inizio la grande storia del genio.
Immaginate: e se Leonardo fosse stato un figliolegittimo? Non era d’indole forte, non almeno nel carattere e nel rapporto con gli altri. Era gentile con tutti, educato, bello, di buone maniere e, in futuro, attento al vestiario, quasi undandyd’allora: avrebbe rifiutato la volontà del padre? Probabilmente no: avrebbe accettato di ereditare il ruolo di notaio, o perlomeno di studiare in qualche Università, visto che nella sua condizione sociale non poté nemmeno quello.
Potete credere a un mondo senza il Leonardo che conosciamo?
Ma forse il richiamo dell’arte sarebbe stato troppo forte da rinunciarvi. Michelangelo, di estrazione simile a Leonardo ma figlio legittimo, dovette affrontare la famiglia a suon di botte prima di poter provare la disonorevole strada dell’artista. Forse anche Leonardo, negli anni, avrebbe ripreso il suo talento più grande a scapito di un lavoro delleArti Maggioridel tempo…
Infine, un aneddoto: Leonardo, da qualche tempo brillante allievo del Verrochio, collaborò con questi a un quadro (era cosa comune aiutare il Maestro nei suoi progetti): Il Battesimo di Cristo. Ecco, sembra che da allora, dopo la realizzazione di tale opera, Verrocchio smise di dipingere. Come mai? Perché, si dice, aveva constatato il talento del suo allievo, che pur in età ancor giovane aveva già superato, anzi surclassato il maestro. Che sia autentico o no il racconto, è vero che Leonardo operò per il quadro dipingendo il primo angelo da sinistra che assiste al Battesimo, oltre allo sfondo; e lo ritrasse con tale gentilezza, con tale intuito psicologico che l’angelo che gli è vicino appare manierato, falso nel suo atteggiamento.
Mi fermo qui. Però vorrei aggiungere che il “mistero Leonardo” è plausibile a causa della sua umanità, della ricchezza di un talento non comune che s’intrecciava naturalmente con la vita quotidiana, e viceversa; non certo per inesistenti iniziazioni esoteriche. Quel poco, pochissimo che ho sopra narrato mi pare già più bello e vivido di qualsiasi mito, nonostante l’esposizione sintetica. Chiunque affronti Leonardo non solo non può rimanerne deluso, ma quasi scopre un mondo a sé, avvincente e vicino eppure sfuggente, quasi tangibile eppure misterioso. E’ il mistero di Leonardo, dalla genialità così evidente quanto riottosa; è il mistero dell’uomo.

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