Brevità e poesia: può e deve il poetare essere conciso?

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Brevità e poesia: può e deve il poetare essere conciso?

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“L’espressione di un’idea con il minimo delle parole essenziali.” (Rhetorica ad Herennium)

Schematizzare?

Nel mondo frenetico e dal ritmo fagocitante che più o meno tutti noi frequentiamo oggi, spesso si sente il bisogno di sintetizzare, schematizzare, andare facilmente al dunque. Si cerca di risparmiare tempo e di cogliere e fruire ogni cosa andando direttamente al nocciolo, evitando le perifrasi e sfrondando il superfluo. L’arte, in quanto manifestazione della creatività e del sentire umano, ha in qualche modo assorbito anch’essa delle influenze in tal senso. Illustrazione, fotografia, disegno digitale e in genere arti visive sembrano voler andare incontro alle esigenze del proprio pubblico, sempre più “frettoloso”, proponendo immagini dirette, forti, comunicative e rapidamente assimilabili. Questo tipo di atteggiamento “addomesticante”, ovvero volto ai bisogni del fruitore dell’arte, diventa sensibilmente più difficile da attuare quando si parla di parola scritta e ancor di più nel caso della poesia.

Un individuo… controverso

Il poeta spesso è (e avviso dovrebbe in larga misura rimanere) il tipo di individuo con la penna che meno di tutti gli altri ragiona sul come e quando la sua poesia verrà letta. Numerosi sono i poeti di ogni tempo che hanno avuto un rapporto controverso con la pubblicazione dei propri lavori.

Partendo da queste considerazioni, può lo stile di un poeta essere soggetto all’influenza del breve e conciso? Se per sua natura quel poetare si forgia su un periodare disteso, su un verso aperto e prosaico, deve il suo poeta preoccuparsi di stancare il suo lettore?

Haiku

Innanzitutto, bisognerebbe distinguere tra brevità efficace e brevità scarna.

L’esempio principe di un poetare conciso ma denso di forza poetica è di sicuro l’haiku, di gran presa oggi sul lettore di poesia. L’arduo mestiere di creare frasi brevi, chiare e intense come raggi di luce è nelle corde anche di molti dei nostri poeti italiani ed emergenti. Di contro, una scrittura tronca perché volutamente sintetica impoverisce il senso dell’esprimersi poeticamente e rischia di convincere i più che la brevità vuota sia la strada giusta.

Voi che ne pensate?

 

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